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MAXI 2

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MAXI I

MAXI I progettisti Wally dal 1994, anno della sua fondazione, a oggi, ha costruito 44 yachts e 3 day sailers per un totale di 1,257 metri di lunghezza. Al momento sono in costruzione altri 2 yachts per un totale di 58 metri che portano a un conto finale di 1.315 metri. Per Wally hanno lavorato i migliori progettisti del mondo. Qui in ordine il numero di barche disegnate da ognuno di loro (tutte le barche sono state disegnate in collaborazione con la Wally): Studio di progettazione Unità Frers Naval Architecture 21 Farr Yacht Design 6 Luca Brenta YD 5 Reichel Pugh Yacht Design 3 Hoek Design 3 Tripp Design 3 Javier Soto Acebal 2 Judel Vrolijk 1 Le due guance dello scafo di Essence prima di separarle dallo modello maschio. La barca è stata varata nel 2007 e le sue linee d’acqua sono state disegnate da Bill Tripp Design come barca di famiglia, i tre yacht successivi, fino a Tiketitan (il mio quarto Wally, il primo yacht da crociera al mondo ad avere la canting keel), sono stati una sorta di investimento promozionale. Essere testimonial del mio prodotto mi ha permesso di essere realmente innovativo, viceversa non avrei trovato clienti disposti a osare così tanto. Al tempo non si erano mai visti a bordo automatismi come i cilindri idraulici per regolare le vele. A questo proposito, le prime vele in carbonio le ho fatte fare a North Sails assumendomene il rischio. Le abbiamo concepite davanti a una birra con Tom Whidden (storica colonna della veleria, veterano dell’America’s Cup, una delle “tigri” di Lowell North, ndr). Ho proposto di inserire il filamento di carbonio nel sandwich di mylar e la cosa ha funzionato benissimo sul ketch Wallygator, il mio secondo Wally. Da lì North Sails è partita con le vele in carbonio di produzione arrivando fino al 3DL, mentre l’attuale 3Di è una tecnologia diversa. 36 solovela.net

MAXI IMAXI – Prima di Wally, com’è nata e si è sviluppata la sua passione velica? L.B. - Mio padre è sempre stato appassionato di mare, di barche (inizialmente a motore) e di vela, ma non di regate. Quando da ragazzino scoppiò in me la passione per la vela grazie a un marinaio di Portofino, Titto, al secolo Antonio Prato, mio padre cercò di spingere mio fratello maggiore (ha sei anni più di me e allora era già maggiorenne) verso le regate. Desiderava, infatti, evitare che corresse in auto nei rally, assai pericolosi al tempo. Abbiamo fatto le prime regate con la barca di famiglia, un 37 piedi progettato da Olin Stephens e costruito da Chris-Craft. Ammetto che mio padre non ci faceva mancare nulla a bordo, anzi ci viziava proprio perché desiderava che questa passione continuasse. Organizzare tutto quello che riguarda la regata, a bordo come a terra, era un ottimo modo per abituare me e mio fratello a lavorare assieme in vista dell’impegno in azienda (la BTicino, ndr). Nel 1970 abbiamo comprato uno Swan 43, il se- condo arrivato in Mediterraneo (il primo fu Tikka di John Ripard, di Malta) poi venduto a Mario Oriani, l’editore del Giornale della Vela. Nel ’74 fu la volta dell’Ericson 46 di Bruce King che era decisamente lento. La svolta arrivò l’anno successivo con Phantom, un C&C 66, che al tempo era il primo maxi yacht in circolazione. In lato a destra e di fianco, l’incendio del Tiketitan che distrusse la barca il 3 febbraio del 2010 a Palma de Mallorca. Sotto il Narida che avanza di bolina solovela.net 37

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