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MAXI 3

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Esce il terzo numero di MAXI e prova n esclusiva il nuovo CNB 76, celebra i 50 anni dello Yacht Club Costa Smeralda, la casa di Azzurra e va a guardare in casa Nautor dove molte cose sono cambiate negli ultimi anni. Tra le molte altre cose che la rivista offre, troviamo la storia di Steinlagher, la barca legata al nome di Sir Peter Blake e un intervista a Roberto Lacorte, l'industriale che ha inventato la 151 miglia

MAXI

MAXI IchorCoal in navigazione Errori fatali Il minimo comune denominatore nella maggioranza degli incidenti è l’errore umano di Nadia allera Nel nostro lavoro di giornalisti di vela ci confrontiamo ogni giorno con incidenti più o meno gravi che avvengono in mare. La maggior parte di questi avviene in oceano, dove le condizioni meteo sono più pesanti ed evitare le burrasche, viste le grandi distanze, è più difficile, ma una piccola parte avviene anche da noi in Mediterraneo. Gli ultimi due casi avvenuti in aprile e a maggio sono quello del Bavaria 50 DiPiù, dove sono morte quattro persone e al quale SVN Solovelanet ha dedicato un’approfondita inchiesta sul numero 35 della rivista, e una collisione in Croazia tra barche a motore dove sono morte sette persone. Fortunatamente, come dicevamo, in Mediterraneo gli incidenti mortali sono rarissimi, ma sia quelli che avvengono nei mari chiusi, sia gli incidenti che si registrano in oceano, nella maggior parte dei casi hanno un minimo comune denominatore, l’errore umano. Oltre il 95% degli incidenti gravi, con vittime o no, avviene per colpa dell’uomo, è questo con le sue scelte sbagliate o con le sue imprudenze a determinare il sinistro. A sancire questi dati il report del Marine Accident Investigation Branch (MAIB), organismo di sorveglianza e indagine del governo inglese deputato a fare chiarezza sugli incidenti in mare. Il MAIB dopo un’attenta inchiesta ha determinato che le due morti avvenute durante l’ultima Clipper Race (regata intorno al mondo su barche di 65 piedi per equipaggi non professionisti) verificatesi entrambe sulla stessa barca, l’IchorCoal, sono state causate dall’errore delle due vittime. Andrew Ashman, di quarantanove anni, è morto colpito dal boma durante una strambata avvenuta nel pieno di una burrasca. L’equipaggio era stato addestrato prima di partire sul fatto che mai bisognasse sostare nell’area di pericolo, ovvero nella zona della barca dove il boma in un’eventuale strambata avrebbe colpito chi si fosse trovato al suo interno. Andrew si trovava in quella zona e il boma non l’ha risparmiato. La seconda vittima, una donna di quarant’anni, Sarah Young, sempre durante una burrasca in Pacifico, era uscita sul ponte per dare una mano durante una manovra senza avere la cintura allacciata, un’onda ha spazzato il ponte e l’ha trascinata in mare. Questi sono solo due esempi, ma i nostri archivi di notizie sono pieni di eventi simili. E per quanto la tecnologia vada avanti e migliori le nostre barche rendendole sempre più sicure, alla fine c’è sempre un momento in cui tutto è nelle mani dell’uomo e nelle sue decisioni. Un secondo, la scelta sbagliata, ed è la tragedia. 14 solovela.net

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