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Il caso Morire alla

Il caso Morire alla Clipper Race di Alessandro Balzani Nell’ultima Clipper Race, la regata intorno al mondo per equipaggi non professionisti, sono morte due persone sulla stessa barca, l’IchorCoal. Queste le conclusioni della commissione d’inchiesta (già pubblicato su solovela.net) In alto l’Ichor-Coal in navigazione. Nelle due fotografie piccole, in alto, Sarah Young, la velista di 40 anni persa in mare e sotto Andrew Ashman, il velista di 49 anni vittima di una doppia strambata Il Marine Accident Investigation Branch ha pubblicato il report che riassume le cause di due gravi incidenti occorsi sull’imbarcazione Ichor- Coal durante l’ultima Clipper Race la regata organizzata da Sir Robin Knox-Johnston intorno al mondo con tutte barche uguali di 65 piedi. Andrew Ashman di 49 anni era morto durante una doppia strambata in Atlantico all’altezza dell’isola portoghese di Porto nel settembre del 2015. Sarah Young di 40 anni, alcuni mesi dopo, nell’aprile del 2016, durante la stessa navigazione intorno al mondo, era stata portata via da un’onda in Pacifico quando la barca era a metà strada tra Qingdao, in 36 www.solovela.net

Cina, e Seattle negli Stati Uniti. Il MAIB ha stabilito che a unire i due incidenti, gli unici mortali mai avvenuti durante la Clipper Race, è la mancanza di sorveglianza da parte dei professionisti. Alla Clipper Race può partecipare chiunque, su di ogni barca c’è un equipaggio di non professionisti paganti che sono sottoposti a un corso di preparazione, ogni equipaggio è accompagnato da un professionista esperto. Il MAIB ha stabilito che un solo professionista a bordo non è sufficiente e ha raccomandato che per le prossime regate ogni equipaggio abbia due professionisti a bordo. Per quello che riguarda ogni singolo incidente il MAIB ha redatto le conclusioni qui sotto riportate. Nel caso di Andrew Ashman, questo è morto a causa di un forte trauma cranico provocato dall’urto con il boma della barca lanciato a grande velocità durante una doppia strambata con un vento di 30 nodi. Strambata provocata dall’impossibilità del timoniere di vedere in modo chiaro il movimento della barca perché al momento dell’incidente era notte fonda e non c’era nessuna fonte di luce, (luna o stelle). Nel doppio passaggio il boma ha rotto lo stroppo di ritenuta in HMPE (stessa composizione molecolare dello Spectra e del Dynema), lo stroppo era spesso 14 mm. Nel momento in cui il boma è partito sul ponte c’erano diverse persone dei 22 membri dell’equipaggio della barca, ma tutti si sono buttati a terra quando il timoniere ha urlato “down, down”. Ashman, che era un esperto velista, era l’unico a trovarsi nella zona di pericolo del ponte. La zona era indicata e studiata come zona di pericolo perché era quell’area in cui durante le abbattute il boma avrebbe potuto colpire la testa della persona che si trovava al suo interno. Nel caso di Sarah Young, questa era appena risalita sul ponte durante una manovra notturna con vento a 50 nodi e raffiche a 60 e non aveva allacciato la sua cintura di sicurezza alle life line. Sarah è scivolata sul ponte spinta da un’onda, un membro dell’equipaggio che era sottocoperta ha visto passare il suo corpo e ha cercato di trattenerla afferrandola attraverso il passauomo, ma una seconda onda l’ha strappata alla sua presa e l’ha scaraventata in mare. L’equipaggio ha cercato Sarah per più ore, ma non è riuscito a salvarla. Al momento dell’incidente la temperatura dell’acqua era di 13° il che dava a Sarah un tempo di sopravvivenza di poche ore (tra le 3 e le 5 ore). Dopo aver analizzato le barche e il sistema di life line, il MAIB ha raccomandato, oltre al secondo professionista a bordo, di rinforzare le life line e di avvicinare i candelieri della barca per rendere più resistente la battagliola. Di lato il report della MAIB sull’incidente (clicca sulla copertina per scaricarlo). Sotto, l’equipaggio delle due vittime riunito in un momento di raccolta dopo aver deciso di rimanere in regata www.solovela.net 37

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