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Il numero di SVN che vi accompagnerà nella prima parte dell'estate. Tanti articoli e nuove rubriche

Intervista Francesca

Intervista Francesca Komatar dritti alla Mini Transat 2019 di Alessandro Balzani È salita per la prima volta su un Optimist all’età di otto anni e da quel momento il mare e la vela sono state le sue uniche passioni. Francesca Komatar, trent’anni di cui ventidue trascorsi tra le onde a navigare, ha come obiettivo la partecipazione alla Mini Transat del 2019, una delle più impegnative regate oceaniche in solitario a bordo di una barca di 6 metri e 50. SVN – Come nasce in una ragazza di trent’anni l’idea della Mini Transat. F.K. – Forse sembrerà banale, ma la storia di navigatrici come Isabelle Autissier ed Ellen MacArthur sono state per me fonte di ispirazione. Sono donne forti e indipendenti che hanno avuto la forza di scrivere la loro storia di mare con grande coraggio e determinazione. Questo mondo mi affascina. SVN – Quello dell’altura è un mondo in prevalenza maschile. F.K. – Non è sempre così, basti pensare al Team SCA della scorsa Volvo Ocean Race e dare uno sguardo all’elenco iscritti della Mini Transat 2017 anche se, effettivamente, in Italia c’è una forte prevalenza maschile e le donne vengono generalmente relegate a ruoli secondari o vengono scelte per completare l’equipaggio secondo un fattore di peso piuttosto che di competenza. SVN – Secondo te perché. F.K. – In alcune situazioni la forza di un uomo è determinante e alle volte un equipaggio interamente femminile può non funzionare, ma sarebbe bello vedere una considerazione maggiore per le nostre capacità. Nel mondo dell’altura in solitario credo che tanti discorsi siano superflui. Su una barca di 6 metri e 50, come nel caso del Mini, si è tutti uguali di fronte al mare e 40 www.solovela.net

lo voglio dimostrare. SVN – Quali sono le tue paure. F.K. – Bella domanda! Vorrei dire di non averne, ma ne ho mille e penso che sia normale; l’eccessiva sicurezza non è mai una buona consigliera. Il timore, soprattutto in mare, va a braccetto col rispetto e la consapevolezza dei propri limiti, della capacità di valutare come e se affrontare determinate situazioni. SVN – Una ragazza giovane come te avrà senz’altro dovuto rinunciare a qualcosa per intraprendere questo percorso di vita. F.K. – Quando si decide di vivere di sport è inevitabile dover fare delle scelte. Per ora ho dovuto rinunciare a vivere in un solo luogo e sono sempre in giro per l’Italia. Dopo aver terminato gli studi all’università sono entrata a far parte del Centro Sportivo e da lì non mi sono più fermata. Questa vita però mi sta permettendo di conoscere tante persone e tante realtà e tutte, a modo loro, mi arricchiscono e mi insegnano qualcosa. Anche se alle volte vivere sempre con la valigia pronta è pesante, mi avvicino ogni giorno di più alla persona che desidero diventare, con qualche conoscenza in più per affrontare il mare. SVN – Parlaci del progetto Mini Transat. F.K. – È una bella sfida dove, purtroppo, l’ostacolo più grande sono i fondi: per essere competitivi, soprattutto nei confronti dei temibili francesi, bisogna trovare il modo di avere mezzi e risorse all’altezza. Qui in Italia è difficile trovare il modo giusto per pianificare una campagna di questo tipo ed è necessario avere a disposizione un ambiente strutturato. Da noi una realtà di questo tipo è difficile da trovare. SVN – Quello di cui parli è un problema comune. Ci fai degli esempi virtuosi. F.K. – In Francia ci sono dei centri di preparazione che accolgono decine di “ministi” contemporaneamente, organizzano allenamenti e lezioni su meteo e riparazioni da effettuare anche in navigazione e permettono una crescita anche su classi d’imbarcazioni più grandi, come i Figaro ad esempio. La vela d’altura viene tenuta in altissima considerazione e non è un caso che gli ultimi record del giro del mondo siano tutti nelle mani dei navigatori francesi. SVN – A te chi sta dando supporto. F.K. – Sto cercando di investire sulla mia preparazione in modo autonomo con l’aiuto di amici e colleghi del Centro Sportivo dell’Aeronautica Militare, ma non basta. Sono alla ricerca di altri partner tecnici ed economici. SVN – Cosa rappresenta per te essere un’atleta del Centro Sportivo dell’Aeronautica Militare. F.K. – È davvero un grande privilegio. Sono entrata a far parte della Sezione Sport Acquatici grazie ai risultati che ho ottenuto sulle classi olimpiche e ho avuto la possibilità di affrontare una campagna olimpica senza dover pesare troppo sulle spalle della mia famiglia. Le Forze Armate sostengono lo sport olimpico e lo sport d’eccellenza e questo è per me un continuo stimolo a lavorare sodo, perché sono consapevole che far parte di un’Istituzione sia una grande opportunità per realizzare progetti ambiziosi, ma è anche una responsabilità. SVN – Obiettivo Mini Transat 2019, riuscirai. F.K. – È un percorso lungo, i Mini 650 sono un mondo tutto da scoprire ed io sono appena all’inizio. Il primo degli obiettivi che mi pongo è quello di crescere in tutti quegli aspetti che caratterizzano la cosiddetta “course ou large” e di apprendere quegli aspetti legati alla gestione e alla manutenzione della barca nel modo più autonomo possibile; il secondo obiettivo è quello di centrare la partecipazione alla Mini Transat 2019. www.solovela.net 41

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