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SVN Solovelanet è la prima rivista di vela ad essere nata in ambiente digitale. I suoi argomenti sono, tecnica di navigazione, regate, mercato barche, viaggi. La rivista è gratuita.

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EDITORIALE Perchè i nostri non ce la fanno? Perché i nostri solitari non ce la fanno a sfondare né in Italia né all’estero? Quali sono le catene che li relegano in un mondo fatto solo di sogni e speranze? Maurizio Anzillotti In Italia di grandi solitari ne abbiamo pochi, anzi pochissimi. Atleti conosciuti a livello internazionale si contano sulla punta delle dita. Skipper che abbiano partecipato alle grandi regate, quelle vere, dove i concorrenti sono altri skipper di primo livello, non ne abbiamo nessuno al di là di Giovanni Soldini o Alessandro di Benedetto, ancora in attività. Eppure di gente che sa navigare ce n’è: Andrea Mura, Michele Zambelli, Sergio Frattaruolo, Giancarlo Pedote e tanti altri. Gente che naviga in oceano con la stessa familiarità di skipper francesi o inglesi, gente che quando è a bordo sa stringere i denti e puntare all’obiettivo. Tuttavia, per quanto bravi, non riescono a trovare gli sponsor e sono costretti a correre su barche vecchie o comunque poco competitive. Oppure, come hanno fatto Pedote e di Benedetto, a emigrare all’estero. E allora viene da chiedersi perché. Perché i nostri non sfondano? Perché la loro visibilità si limita ai confini nazionali? La risposta bisogna cercarla da una parte nella poca visibilità che ha la vela nel nostro Paese, dall’altra dall’atteggiamento che i nostri skipper hanno nei confronti del loro mestiere. Molti di loro pensano che gli italiani capiscano poco di vela e si buttano a fare regate dai nomi altisonanti ma che oggi non valgono più nulla, o partecipano a regate importanti, ma in classi poco competitive. E alla fine sprecano quel poco di visibilità che si sono guadagnati rendendosi ridicoli sbandierando vittorie di poco valore o, quanto meno, prive del valore che loro gli attribuiscono. Non capiscono che fare il solitario è un mestiere duro dove ogni scelta è importante e non solo quando si è a bordo. L’altro grande problema che i nostri solitari hanno è la non conoscenza dei principi e dei meccanismi della comunicazione. Ne ho sentiti alcuni esaltarsi per qualche migliaia di visioni di un video su Facebook, senza sapere la differenza che c’è tra le visioni su Facebook e quelle su Youtube. Ce ne sono molti convinti che il PDF letto sull’iPad di Yachting World sia una rivista digitale. La maggior parte di loro non ha alcuna idea della diffusione dei diversi media; molti si accontentano di avere una piccola corte di fan sui social che li fanno sentire importanti, ma che non contano per chi deve mettere sul piatto delle loro avventure centinaia di migliaia di euro. Queste carenze fanno sì che la loro capacità di crearsi visibilità sia irrilevante. Di conseguenza, la loro possibilità di trovare uno sponsor diventa molto scarsa. Peccato. m.anzillotti@solovela.net Maurizio Anzillotti 3

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