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Il costo dell’ormeggio

Il costo dell’ormeggio Continua l’indagine di Matteo Italo Ratti sulle componenti del prezzo di un posto barca in un marina privato, questa volta ci parla di IMU Matteo Italo Ratti è il direttore del Marina di Cala de’ Medici e un esperto in materia di marina privati RUBRICHE Nella precedente rubrica, abbiamo cercato di comprendere in quale misura in canone di concessione demaniale influisce sul costo dell’ormeggio e abbiamo verificato che ha un’incidenza economica a singolo ormeggio, compresa tra 150€ a 900€ annui. Ora affronteremo un tema assai più complesso, dove la risoluzione del problema è ancora lontana: l’imposta Municipale Unica (IMU). Nella sua formulazione originaria, il Decreto Legislativo n°504 del 1992, individuava come soggetto passivo del pagamento dell’Imposta Comunale sugli Immobili (ICI), il proprietario di un immobile o titolare di un diritto di usufrutto. Nel 2001 la norma è modificata includendo in aggiunta come soggetto passivo, anche il titolare di un diritto di superficie e nel caso dei porti, il titolare della concessione delle aree demaniali. I concessionari di aree demaniali sono quindi tenuti dal 2001 al pagamento dell’Imposta Comunale sugli Immobili. Seguendo il ragionamento sopra sinteticamente esposto, è chiarito che i porti turistici sono obbligati a corrispondere alle amministrazioni competenti l’imposta ICI, in seguito modificata in “IMU”. Da circa un decennio sono in corso numerosi contenziosi legali tributari con oggetto l’applicabilità di questa imposta al singolo posto barca, e, superato il concetto che un porto debba essere soggetto al pagamento di questa imposta applicata ai soli beni immobili, si apre il problema sicuramente più compresso se applicabile anche ai posti barca. Questo è il vero problema che affligge la maggior parte dei porti turistici i quali, nell’ultimo decennio sono stati oggetto di numerosi accertamenti da parte dell’Agenzia del Territorio, la quale interviene per verificare e accertare il valore delle aree portuali. Quasi tutti i porti d’Italia sono stati oggetto di più accertamenti, spesso opposti mediante ricorsi e in più sentenze, spesso annullati. Invero il legislatore nel 1992, ha indicato che il posto barca doveva essere accatastato, disposizione poi che non ha più avuto attuazione quando nel 2010, ben otto anni dopo la circolare citata, l’Agenzia del Territorio ha indicato di “soprassedere”, riconducendo il tutto alla categoria D/8, ossia un’unica infrastruttura indivisibile. Abbandonata la possibilità di poter censire direttamente i posti barca, affermato che per aree in concessione demaniale marittima si debba considerare la struttura nel suo complesso (D/8), il tema di confronto si riconduce esclusivamente alla valorizzazione del bene di conseguenza alla rendita. Le posizioni sono contrastanti poiché è difficilmente identificabile un valore normale o di mercato di un bene che più ci avviciniamo alla scadenza della concessione, può essere soggetto a delle considerevoli variazioni di valore. Da una recente analisi nel settore è emerso un elevato divario di valorizzazione tra strutture similari e in alcuni casi le valutazioni dell’Agenzia del Territorio generano indirettamente imposte “IMU” anche superiori a 500.000€ annui. Abbiamo individuato che il canone demaniale incideva sul costo dell’utente in una forbice compresa tra 150€ a 900€ annui. A questo importo va aggiunta anche l’IMU, che se correttamente applicata alle sole strutture immobiliari del porto, inciderebbe per circa 200€, ma con l’erronea applicazione della valorizzazione anche allo specchio acqueo, valutato erroneamente in base a parametri commerciali difficilmente condivisibili, l’incidenza su base annua, può raggiungere e superare gli 850€ euro a posto barca. Abbiamo cosi dimostrato che tra Canone Demaniale e IMU, l’incidenza dei costi varia tra 350€ a 1.750€ annui a posto barca. Dobbiamo ancora affrontare TASI, TARI, Addizionale, IVA indeducibile e… 44 www.solovela.net

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